Ieri il monsone ha dato il meglio di se'. E mi ha beccato proprio sulla spiaggia di Chowpatty, dove gli indiani vanno a trascorrere la domenica, con giostre (fatte girare a mano), palloncini colorati, pannocchie. Tutti che corrono e si riparano sotto gli alberi, a fianco a fianco uno all'altro, stretti insieme a combattere inermi contro la pioggia.
Ma in compenso oggi ci ha risparmiato. Primo giorno con i bambini dei centri. Inizio a capire anche qualcosa di come funziona. Il centro della mattina e' a Worli, dentro il Nehru Planetarium. In pratica Akanksha ha chiesto vari spazi in tutta la citta', spazi inutilizzati ma dignitosi, dove si potesse fare lezione. Ogni centro impegna i bambini per mezza giornata (o mattino o pomeriggio). Questo e' nello scantinato del planetario, una specie di cantina ben addobbata con i disegni dei bambini. Arrivarci in bus vuol dire passare nel quartiere musulmano. Qui ci sono anche gli autoriscio', banditi nella parte coloniale della citta'. E anche le mucche, che a sud della stazione non si vedono (bandite anche loro?).
I bambini si dividono in piccoli gruppi. Io seguo uno che fa moltiplicazioni. Ci sono disparita' enormi fra loro: una ragazzina di 14 anni non sa le tabelline. Spara solo numeri a caso: 3 per 7? 56. Altri piu' giovani sono invece piu' avanti.
Altre due ragazze parlano solo inglese e tamil e sanno contare in tamil, sono da poco arrivate da Madras.
Nessuno, neanche i piu' bravi, ha capito (o semplicemente ha mai studiato) la proprieta' commutativa. Si soprendono e si esaltano quando gli faccio notare che 3 per 5 e 5 per 3 danno lo stesso risultato...
Hanno pero' tutti tanta tanta voglia di imparare e di comunicare. Quando esco, una delle insegnanti mi fa notare che dietro al planetario (costruzione tutta moderna con tanto di praticello all'inglese) inizia lo slum da dove vengono i bambini di questo centro, in effetti, non si vedeva, sembrava un cumulo di macerie abbandonate, invece quelle erano le case dei bambini...
Al pomeriggio invece sono in un centro ricavato in una delle scuole della zona "coloniale". Mentre i bambini ricchi escono, i meno ricchi hanno una stanzetta di fortuna a disposizione. Qui l'insegnante ha tutto un metodo diverso. E' una giovane, piena di energia, che urla sempre. Prevalentemente oggi fa inglese, leggono un brano da un giornale che quasi tutti gli italiani troverebbero difficile. A parte l'accento fortissimo, parlano tutti molto bene. Questi vengono da uno slum che ora e' stato raso al suolo, quindi prendono il treno per 40 minuti tutti i giorni. Sono piu' grandi di quelli di stamattina. Torno verso casa con tre di loro: Shyam, Ramiza e Maru, tutti di 15 anni, i piu' anziani del gruppo. Ramiza e' musulmana e prima di uscire si barda dentro un vestito nero con velo. Mi racconta che i suoi non volevano farla andare al centro ed e' stato molto problematico, e' solo quando l'insegnante e' andata a parlare con i suoi che hanno ceduto. Sua madre e' piu' giovane di me! Shyam e' un ragazzo che mi racconta come se niente fosse che suo padre ha ogni tipo di problema (dall'alcol a vari altri problemi) e che lui vorrebbe diventare una ragazza perche' si sente tale, solo che non puo' dirlo ai suoi perche' e' l'unico maschio. Poi prima di salutarci mi prega di tenere tutto per me e di non dirlo a nessuno. Certo, non lo vado mica a dire ai suoi. Mi chiedono quando torno, mi vogliono portare in giro a fare shopping la prossima volta. Dicono di stare attenta a me stessa quando vado in giro, preoccupati.
Alla fine sono sempre allo stesso punto: il loro essere gentili mi commuove fino al midollo, sembra sempre che siano gli altri ad aiutarmi in ogni momento. Ma questa non e' una questione di chi aiuta chi, di prendere e di dare (questo sistema di debiti e crediti proprio non mi piace)... e' forse solo di condividere qualche cosa, per un breve, brevissimo, momento, vivere e parlare insieme.